Human Resources

Joinrs con Donatella, Talent Acquisition & Recruitment Specialist in Exprivia

Scritto da Il team di Joinrs | 10/3/2026

  Chi è Joinrs?  

Joinrs è la job board potenziata dall'intelligenza artificiale, progettata per connettere candidati GenZ -studenti universitari e laureati con pochi anni di esperienza lavorativa- con le aziende più compatibili. Grazie alla nostra AI, supportiamo sia i job seeker che i recruiter nell'identificare le migliori opportunità, rendendo il processo di selezione più rapido ed efficiente e riducendo lo sforzo richiesto. Solo le candidature più allineate ai requisiti arrivano ai recruiter, garantendo qualità e precisione.

Oggi, più di 1000 aziende ci hanno scelto per potenziare la loro talent attraction, beneficiando anche delle nostre attività mirate all'employer branding, il tutto all'interno della nostra community di 1.5 milione di utenti. Se sei un’azienda e vuoi saperne di più, clicca qui.

  Raccontando il mondo HR  

Per conoscere il mondo Risorse Umane. Per chiacchierare e rubare qualche segreto del mestiere a professionisti che hanno da raccontare. Per lasciarvi ispirare. La raccolta di interviste di Joinrs a chi lavora in ambito HR nasce con questi tre obiettivi: ci auguriamo che nelle loro storie possiate trovare i consigli che cercate e la determinazione per iniziare (o proseguire) nella costruzione dei vostri obiettivi professionali. Oggi è Donatella a condividerci il suo percorso e consigli!

1) In Exprivia segui l’iter end-to-end: quali sono i 3 step che, secondo te, fanno davvero la differenza per selezionare bene un profilo junior?
In Exprivia seguo l’iter end-to-end e, selezionando tanti profili junior (neolaureat* o con massimo 3 anni di esperienza), ho imparato che per fare davvero la differenza non ci si può fermare alla superficie. I tre step che considero fondamentali sono:

a. L’analisi approfondita del contesto di inserimento. Il primo passo cruciale parte prima ancora di vedere un curriculum. Per me non basta leggere una job description: è essenziale confrontarsi con il team tecnico per capire a fondo in quale progetto verrà collocato il candidato, quali tecnologie utilizzerà realmente dal giorno 1 e, soprattutto, qual è il livello di autonomia richiesto. Questo mi permette non solo di fare uno screening più mirato, ma anche di porre le basi per un match che funzioni davvero, evitando di inserire una persona in un contesto che non corrisponde alle sue aspettative o competenze.

b. La valutazione del mindset e delle soft skills. Per i profili junior, le hard skills sono indubbiamente necessarie per creare un buon match tecnico iniziale. Ma è il mindset che fa la differenza nel medio-lungo periodo, decretando il vero potenziale di crescita della persona. Per questo, nei colloqui, vado a caccia di segnali concreti di curiosità, proattività e orientamento all'apprendimento continuo. Osservo con attenzione l'approccio del candidato verso tutto ciò che va oltre il percorso universitario: i corsi extra seguiti per passione, le certificazioni, le competenze linguistiche coltivate in autonomia, ma anche gli hobby, i progetti sviluppati per conto proprio o la partecipazione a hackathon. Sono proprio questi elementi a rivelare se siamo di fronte a qualcuno che impara perché è spinto da una motivazione autentica, e questo, per un junior, vale molto di più dell'aver già utilizzato una specifica tecnologia pronta all'uso.

c. Candidate experience e ingaggio. I neolaureat* in ambito IT sono molto ricercati e ricevono tante opportunità. Per questo, l’ultimo step – ma non per importanza – è curare la loro esperienza nel processo di selezione. Un iter chiaro, la trasparenza sulle prospettive di crescita e, soprattutto, la capacità di fornire feedback puntuali e tempestivi sono decisivi. Un candidat* che si sente seguit* e che ha compreso non solo cosa cerchiamo noi, ma anche cosa può aspettarsi da Exprivia, è un candidat* che arriverà motivato all'eventuale inserimento. Curare questa fase significa per me chiudere positivamente la selezione e gettare le basi per un engagement che duri nel tempo.

 

2) Ti occupi anche di employer branding: quali iniziative (career fair, job meeting, Glassdoor, eventi) avete visto funzionare di più per attrarre neolaureati in ambito IT e perché?

Credo che gli incontri de visu siano sempre i più efficaci per garantire una strategia di employer branding che faccia davvero conoscere e diffondere il brand Exprivia. Eventi come career fair e job meeting rappresentano per noi una vetrina importante: sono l'occasione in cui possiamo realmente far conoscere la nostra azienda, raccontare la nostra storia e cosa rende stimolante e interessante lavorare in Exprivia. In pochi minuti cerchiamo di trasmettere la nostra realtà, cogliere le aspirazioni dei candidat* e stabilire un primo contatto autentico, che difficilmente può essere creato attraverso uno schermo.
L'elemento che rende davvero efficace questa formula, però, è il coinvolgimento dei collegh* tecnici: averli con noi al banchetto o durante i workshop cambia completamente la percezione del candidat*. Loro possono raccontare in prima persona i progetti su cui lavorano, le tecnologie che utilizzano davvero, la dinamica del team. È un passaggio fondamentale perché un tecnic* che parla con un aspirante tecnico crea subito un linguaggio comune, una credibilità che noi HR da soli abbiamo per metà. L’evento diventa così di orientamento oltre che di recruiting, aiutando gli/le student* a capire quale percorso potrebbe essere più adatto al loro background.

Per quanto riguarda Glassdoor, al di là della gestione attiva della pagina, è uno strumento che monitoriamo con attenzione perché rappresenta ormai il primo luogo virtuale dove un candidat* va a cercare informazioni prima di applicare ad un annuncio. È la loro fonte primaria per capire il clima aziendale, i pro e i contro, le esperienze di chi c'è già stato. Sapere cosa si dice di noi su Glassdoor ci aiuta a comprendere come veniamo percepiti all'esterno e a essere consapevoli dell'immagine che restituiamo, anche solo per raccogliere spunti su cosa possiamo migliorare come employer.

 

3) Selezioni profili junior su scala nazionale: quali sono gli errori più comuni che noti nelle candidature (CV/colloquio) e quali piccoli accorgimenti consigli a chi vuole emergere?

Selezionando tanti profili junior, noto spesso alcuni errori - o meglio, minuzie - che potrebbero essere tranquillamente evitati con qualche piccolo accorgimento. Ne segnalo tre ricorrenti.

1. Sul CV: le date mancanti. Sembra banale, ma è più frequente di quanto si pensi: spesso nei curriculum non viene specificato l'inizio e la fine di un percorso scolastico, universitario o lavorativo. Questo per chi seleziona è un problema perché non permette di ricostruire il percorso in modo lineare e di capire i reali tempi di maturazione delle competenze. Il consiglio è semplicissimo: per ogni esperienza inserire sempre mese e anno di inizio e fine, così da dare completezza e trasparenza al proprio percorso.

2. Sul CV: l'errore della 'lista della spesa'. Un classico è elencare decine di tecnologie e linguaggi in ordine sparso - 'Java, Python, C++, SQL, JavaScript, React' - senza alcun contesto. Chi legge capisce subito che si tratta molto probabilmente di conoscenze superficiali da esame universitario, e rischia di pensare che il candidato non abbia un focus o, peggio, che stia 'gonfiando' il curriculum. Il consiglio che fornisco sempre è di contestualizzare: invece della semplice lista, associare ogni tecnologia a un progetto concreto, anche universitario o personale. Scrivere ad esempio 'Per la tesi ho utilizzato Python per l'analisi dei dati' o 'Ho sviluppato un'applicazione web con React e Node.js' trasforma una lista anonima in una prova di competenza reale.

3. Al colloquio: l'errore della passività. A volte capita di interfacciarmi con candidat* neolaureat* che rispondono alle domande in modo secco e diretto, come se fossero a un interrogatorio. 'Hai lavorato in gruppo? Sì'. 'Che tecnologia hai usato? Quella'. Questo approccio non funziona perché non permette a noi di conoscere a fondo la loro storia personale e professionale, e il colloquio diventa un monologo faticoso invece che uno scambio. Il consiglio è di considerare il colloquio come una conversazione attiva: non limitarsi a rispondere, ma argomentare, fare esempi, raccontare episodi concreti. Se chiedo 'Parlami di un progetto di gruppo', mi aspetto che il candidato mi racconti com'era composto il team, che ruolo aveva, quali difficoltà ha incontrato e come le ha superate. È questo che fa emergere la persona e le sue reali competenze trasversali.

 

4) Vieni da esperienze nella formazione (progettazione FSE/Industria 4.0, docenza, role playing): quanto ti è stata utile questa “anima L&D” nel lavoro in Talent Acquisition e come la applichi oggi nei colloqui o nella valutazione del potenziale?

Aver progettato e condotto role playing in aula mi ha insegnato tantissimo sull'importanza della simulazione come strumento di valutazione. Nei colloqui, quando voglio testare una soft skill – per esempio la gestione del conflitto, la comunicazione con un cliente o la capacità di negoziazione – abbandono deliberatamente le domande ipotetiche del tipo 'Cosa faresti se...', che spesso portano a risposte costruite e poco autentiche. Preferisco creare un mini role play sul momento.
Ad esempio, dico: 'Facciamo finta che io sia un tuo collega più esperto ma che sta ripetutamente ritardando la consegna di una parte di codice da cui dipende il tuo lavoro. Tu devi parlarmene. Come inizieresti la conversazione?'. Oppure: 'Immagina di essere in riunione con un cliente e io, che faccio il cliente, ti dico: "Questa soluzione non mi piace, è troppo complessa e costosa". Come mi rispondi?'.

Questo approccio porta a galla il comportamento reale molto meglio di qualsiasi domanda teorica. Emerge il linguaggio che usano, la capacità di ascolto, la gestione dell'imprevisto, il tono di voce.

È un modo per rendere il colloquio più dinamico e per vedere la persona 'in azione', non solo 'nella teoria'.

 

Intervista a cura del Team di Joinrs