Human Resources

Joinrs con Sandro Salvigni, Head of Digital Transformation in Gruppo Amadori

Scritto da Il team di Joinrs | 23/3/2026

 Chi è Joinrs?  

Joinrs è la job board potenziata dall'intelligenza artificiale, progettata per connettere candidati GenZ -studenti universitari e laureati con pochi anni di esperienza lavorativa- con le aziende più compatibili. Grazie alla nostra AI, supportiamo sia i job seeker che i recruiter nell'identificare le migliori opportunità, rendendo il processo di selezione più rapido ed efficiente e riducendo lo sforzo richiesto. Solo le candidature più allineate ai requisiti arrivano ai recruiter, garantendo qualità e precisione.

Oggi, più di 300 aziende ci hanno scelto per potenziare la loro talent attraction, beneficiando anche delle nostre attività mirate all'employer branding, il tutto all'interno della nostra community di quasi 1 milione di utenti. Se sei un’azienda e vuoi saperne di più, clicca qui.

  Una conversazione con Joinrs  

In Joinrs non ci limitiamo a far incontrare i candidati con le migliori opportunità di lavoro. Oltre a facilitare le connessioni, conduciamo interviste approfondite con professionisti provenienti da diversi contesti e settori. Attraverso queste conversazioni, forniamo preziose intuizioni e prospettive ai nostri utenti, arricchendo la loro conoscenza ed esperienza sulla nostra piattaforma. Unitevi a noi nell'esplorare la profondità e l'ampiezza delle competenze in vari settori per migliorare il vostro percorso di carriera.

1) Spesso si pensa all’IT come a una funzione di supporto. In un’azienda come il Gruppo Amadori quanto è vicino al cuore della strategia di business?

È vero, spesso l’immagine dell’IT è ancora associata a quella del reparto che risolve i problemi tecnici o che “aggiusta i computer”. In realtà, nelle aziende manifatturiere moderne la situazione è molto diversa.

Negli ultimi quindici anni il contributo della tecnologia è diventato sempre più pervasivo. Oggi è difficile individuare un processo aziendale che possa funzionare senza il supporto del digitale, e questo vale anche per il mondo della fabbrica. Se guardiamo alle linee produttive e ai sistemi che le governano, senza software e senza sistemi informativi diventa molto complicato portare avanti l’operatività.

Nel Gruppo Amadori il digitale è una componente sempre più centrale. Anche in un settore come quello del food, che storicamente non è stato tra i più digitalizzati rispetto ad altri ambiti industriali, la tecnologia è diventata fondamentale per gestire i processi e migliorare l’efficienza.

La nostra vision come IT e Digital è proprio quello di diventare sempre più un partner del business. Non solo garantire che l’infrastruttura tecnologica funzioni correttamente, ma contribuire in modo proattivo al miglioramento dei processi e al raggiungimento degli obiettivi strategici dell’azienda.


2) Perché scegliere l’IT in un’azienda manifatturiera? Un giovane talento diventerà uno specialista tecnico o svilupperà competenze più trasversali?

Dipende molto dal ruolo. Ci sono naturalmente posizioni, soprattutto legate alla gestione delle infrastrutture, dove la competenza tecnica verticale è molto importante.

Per molte figure che lavorano sul mondo applicativo e sui progetti digitali, però, il percorso è diverso. Il nostro approccio è quello di avere persone che siano sempre più vicine al business, in grado di comprendere i processi aziendali e di contribuire al loro miglioramento attraverso la tecnologia.

Implementare una soluzione digitale di per sé non ha valore se non porta a un cambiamento concreto nei processi e se non è coerente con gli obiettivi aziendali. Per questo cerchiamo figure che abbiano sì una base tecnica, ma che siano soprattutto capaci di valutare l’impatto business di ciò che stanno sviluppando.

 

3) Come si trasforma concretamente un’esigenza di business in una soluzione digitale?

Il primo passo è sempre comprendere il processo e gli obiettivi che il business vuole raggiungere.

All’interno della Direzione IT e Digital Transformation abbiamo figure che lavorano molto a stretto contatto con le diverse funzioni aziendali e che svolgono quasi il ruolo di consulenti interni. Il loro compito è analizzare i processi, capire le esigenze e valutare quali opportunità di miglioramento possono essere introdotte grazie alla tecnologia.

Una volta definiti i requisiti, entra in gioco un secondo livello di competenza che si occupa di tradurre queste esigenze in soluzioni tecnologiche.

Qui diventa fondamentale conoscere bene l’ecosistema applicativo dell’azienda, capire se è possibile valorizzare sistemi già presenti oppure se è necessario introdurre nuove soluzioni. La scelta non riguarda solo la qualità tecnica della tecnologia, ma anche la sua sostenibilità nel tempo. Bisogna considerare budget, costi di gestione e capacità di integrazione con i sistemi esistenti.

Per questo motivo chi lavora su questi progetti deve avere competenze sia tecniche sia manageriali.

 

 

4) La continuità operativa è fondamentale per una grande azienda come il Gruppo Amadori: come si garantisce la sicurezza informatica in un contesto industriale?

La sicurezza informatica è una delle sfide più complesse che stiamo affrontando negli ultimi anni.

Se in passato bastava proteggere il data center e il perimetro della rete aziendale, oggi il contesto è molto più articolato. La digitalizzazione delle fabbriche, l’Industrial IoT, l’integrazione con sistemi cloud e l’accesso remoto alle macchine produttive hanno ampliato enormemente il perimetro da proteggere.

In un contesto industriale questo significa che un attacco informatico potrebbe non solo compromettere i dati aziendali, ma addirittura bloccare l’operatività della fabbrica impattando anche sulla sicurezza del dipendente. C’è poi un’altra complessità tipica del mondo produttivo. Negli stabilimenti convivono macchinari di ultima generazione e macchine molto più datate, con cicli di vita lunghi e standard tecnologici differenti.

Gestire la sicurezza in un contesto di questo tipo richiede non solo strumenti tecnologici adeguati, ma anche un cambiamento culturale, maggiore consapevolezza, processi più strutturati e una governance più attenta.

 

5) Qual è la sfida più grande quando si porta innovazione in un’azienda manifatturiera?

La sfida principale non è tanto tecnologica quanto culturale. Quando si introducono nuovi strumenti o nuovi processi digitali, spesso il cambiamento più difficile riguarda il modo di lavorare delle persone.

In molte realtà industriali esiste ancora un approccio molto operativo e talvolta artigianale ai processi. L’introduzione di sistemi digitali richiede invece maggiore strutturazione, nuove modalità di lavoro e una gestione più ordinata delle attività.

Questo può generare resistenze, soprattutto nelle fasi iniziali dei progetti. Per questo è fondamentale che i responsabili delle diverse funzioni credano nel cambiamento e che il team IT riesca a spiegare chiaramente il valore delle soluzioni introdotte.

Molti progetti hanno una fase iniziale in cui i benefici non sono immediatamente visibili. In queste situazioni è importante mantenere il focus sull’obiettivo finale e sul valore che il progetto porterà nel medio periodo.

 

6) Quali caratteristiche dovrebbe avere un giovane che vuole far parte della Direzione Digital Transformation del Gruppo Amadori?

Le competenze tecniche sono naturalmente importanti, ma non sono l’unico elemento che consideriamo tenendo conto della velocità con cui evolve il digitale.

La prima caratteristica che riteniamo differenziante è la curiosità e la voglia di continuare a imparare. Chi lavora nell’IT deve avere voglia di capire davvero come funziona l’azienda, osservando i processi, facendo domande e deve avere la passione per rimanere aggiornato sulle novità che possono essere impattare in modo positivo il suo lavoro.

Un’altra competenza fondamentale è il problem solving. Gran parte del nostro lavoro consiste nell’analizzare problemi complessi e trovare soluzioni che possano migliorare il funzionamento dei processi (in questo anche la capacità di saper analizzare i dati è centrale).

Accanto a questo c’è un aspetto spesso sottovalutato, quello della comunicazione. Nei progetti IT uno dei problemi più frequenti nasce proprio dal dialogo non ottimale tra chi lavora nel business e chi sviluppa le soluzioni tecnologiche. Saper ascoltare, comprendere le esigenze e tradurle in soluzioni concrete è una competenza chiave.

Infine è molto importante la capacità di lavorare in team, perché i progetti digitali coinvolgono sempre più persone, sia colleghi che ricoprono diverse funzioni ma anche fornitori esterni e partner tecnologici.

 

7) Se un giovane entrasse oggi nella Direzione Digital del Gruppo Amadori, cosa vivrebbe nei suoi primi dodici mesi?

Quando una nuova persona entra nell’ area Digital, il percorso di inserimento parte individuando un’area su cui iniziare a lavorare.

Il modo migliore per conoscere l’azienda, però, è partecipare direttamente ai progetti. Per questo fin da subito le persone vengono coinvolte nelle iniziative in corso.

Normalmente ogni membro del team segue contemporaneamente più attività, sia progetti strutturati che piccole evoluzioni dei sistemi.

I primi mesi sono dedicati soprattutto alla comprensione della realtà aziendale, che è piuttosto articolata. Il Gruppo Amadori ha una filiera molto ampia che va dalla produzione dei mangimi, alla gestione allevamenti, alla trasformazione industriale fino alla distribuzione del prodotto finito.

Questo significa che chi lavora nella Direzione IT e Digital Transformation ha la possibilità di conoscere processi molto diversi tra loro.

Parallelamente cerchiamo di supportare lo sviluppo delle competenze, per esempio su aspetti come la gestione dei requisiti o le metodologie di progetto.

Nel giro di un anno una persona con le giuste caratteristiche può già costruirsi una propria riconoscibilità all’interno dell’azienda, anche perché la struttura organizzativa è abbastanza snella e facilita il confronto con colleghi e responsabili delle diverse funzioni.

 

Intervista a cura del Team di Joinrs